Non serve essere medici per capire che il modo in cui viviamo oggi decide buona parte di ciò che accadrà domani. L’Aiom, Associazione Italiana di Oncologia Medica lo ripete da anni: il 40 per cento dei tumori potrebbe essere evitato semplicemente modificando pochi, ma fondamentali, comportamenti quotidiani. Ora, questa è una percentuale. Ma forse per comprenderne meglio l’entità bisogna trasformarla in numeri: secondo i dati Aiom-Airtum, aggiornati al 2024, in Italia sono stati diagnosticati circa 395mila nuovi casi di cancro ogni anno: 208mila negli uomini e 187mila nelle donne. Se il 40 per cento di queste malattia è evitabile con stili di vita più sani significa che circa 158mila casi l’anno potrebbero non verificarsi. L’equivalente dell’intera popolazione di città come Pisa, Vicenza, Alessandria, Bergamo o Novara, per capirci.
Il fumo, da solo, pesa per quasi un terzo di quel 40 per cento, cioè per il 25-28 per cento dei tumori evitabili. Un numero che non lascia spazio a interpretazioni. Ogni sigaretta bruciata non è solo un vizio: è un atto biologicamente misurabile che altera cellule, danneggia il Dna, crea mutazioni. Eppure, chi smette -anche dopo decenni – offre al proprio corpo una possibilità reale di ripresa. I dati dell’Oms mostrano che dopo cinque anni senza fumo il rischio di tumore al polmone si riduce di circa il 40-50 per cento, e dopo dieci anni si dimezza ulteriormente. È la prova che non è mai troppo tardi per smettere. Non si tratta solo di polmoni: il tabacco aumenta anche il rischio di tumori a pancreas, vescica, laringe, cavo orale e stomaco. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro stima che i fumatori abbiano una probabilità fino a 20 volte maggiore di sviluppare un carcinoma polmonare rispetto ai non fumatori. Un beneficio che diventa quasi “totale” se si butta l’ultimo pacchetto entro i 35-40 anni. Ma smettere, anche più tardi, riduce drasticamente questa forbice. In sostanza: prima si smette megli è, ma non è mai troppo tardi per farlo.
A incidere c’è anche lo stile alimentare: l’obesità e la sedentarietà sono responsabili di un altro 20% circa dei tumori evitabili. In Italia quasi una persona su due è in sovrappeso, e solo un terzo pratica attività fisica regolare. Eppure basterebbe una camminata di 30 minuti al giorno per diminuire il rischio di tumori al colon, alla mammella e all’endometrio. Oggi più che mai, la scienza ci dice che le scelte contano più dei destini. Non è necessario vivere da asceti: basta vivere con consapevolezza. Prima dei quaranta, è vero, si costruiscono le fondamenta della salute futura; ma anche chi ne ha cinquanta, sessanta o settanta può invertire la rotta. Il nostro organismo non dimentica i danni, ma sa perdonare. I polmoni si purificano, la pressione si abbassa, l’infiammazione cala, l’energia torna.
Aiom, nella sua campagna contro le fake news sui tumori, lo ricorda con una chiarezza che dovremmo ascoltare tutti: “Non credete a chi vi promette guarigioni miracolose o cure segrete. Credete a chi vi parla di prevenzione”. Perché la prevenzione non è uno slogan, è la più potente delle medicine: quella che agisce prima che la malattia inizi. In un mondo dove tutto sembra sfuggire di mano, la salute è ancora una scelta. Non una promessa, ma una responsabilità personale, da esercitare ogni giorno. Non serve avere vent’anni per iniziare: basta decidere, a qualsiasi età, di non essere spettatori passivi del proprio corpo.
Smettere di fumare, camminare di più, mangiare meglio. Non per vivere per sempre, ma per vivere meglio. E questo, davvero, è un traguardo alla portata di tutti.